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Aprire una partita IVA per home stager è il primo passo per iniziare questa professione.

Scommetto che questa cosa un po’ ti spaventa, non è vero?

Lo capisco, ci sono passata anche io all’inizio – il regime fiscale, le tasse, i contributi… -, ma sappi che non c’è nulla di cui aver paura.

In questo articolo voglio darti alcuni suggerimenti e qualche semplice risposta ad alcuni quesiti che spesso i commercialisti non riescono a rendere perfettamente chiari ai non addetti ai lavori.

Attenzione, però.

Io non sono un’esperta di fiscalità. Quello che ti dirò si basa sulla mia esperienza e sulle conoscenze che ho acquisito come lavoratrice autonoma.

Se hai davvero intenzione di aprire una partita IVA per diventare home stager, il mio consiglio è quello di farti seguire da un commercialista competente e preparato.

Fatta questa premessa, possiamo cominciare!

 

Cos’è una partita IVA e come aprirla

La partita IVA è un numero di 11 cifre che ti viene attribuito dall’Agenzia delle Entrate nel momento in cui decidi di cominciare un’attività indipendente.

La mia, ad esempio, è 01754700092. A questo numero fa capo tutta la situazione fiscale e contributiva della mia attività di home stager e delle altre mie attività parallele.

Normalmente la maggior parte delle persone si rivolge ad un commercialista per richiederla, ma è possibile farlo anche compilando una richiesta online sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure presso uno dei tanti CAF presenti sul territorio nazionale.

Come ho già detto sopra, però, il mio consiglio personale è quello di farti seguire da un professionista di fiducia.

Che tipo di partita IVA deve aprire un home stager, quindi?

Cominciamo col dire che ad ogni partita IVA è associato un codice ATECO, vale a dire un codice numerico che identifica il tipo di attività che si andrà a svolgere.

Il codice ATECO ha la funzione di inquadrare un’attività per fini fiscali, contributivi e statistici.

Ad esempio, un giardiniere avrà la possibilità di scaricare completamente il costo di un nuovo tagliaerba, ma non quello ad esempio di un nuovo tapis roulant. Viceversa, una palestra potrà scaricare integralmente i costi per l’attrezzatura tecnica come un tapis roulant, ma non quelli per un nuovo trattore.

È un ragionamento semplice, vero?

Tutto ciò che è indispensabile all’attività d’impresa riceve un trattamento fiscale agevolato, a seconda del codice ATECO di riferimento.

Qual è quindi il codice ATECO per gli home stager?

Non ne esiste uno specifico per questa attività, è molto nuova per il nostro regime fiscale italiano quindi non è regolata in dettaglio,  ma il più usato nel settore è il 74.10.90, un codice generico denominato ALTRE ATTIVITÀ DI DESIGN.

Il fatto che non esista un codice che identifichi questa attività in modo preciso comporta la necessità di una riflessione preliminare prima di aprire la partita IVA.

Ad esempio, se per ipotesi il tuo lavoro di home stager ti porterà a svolgere un gran numero di servizi fotografici, probabilmente sarebbe meglio valutare insieme al commercialista un codice relativo all’attività di fotografo.

Se invece pensi di orientarti maggiormente verso la parte grafica, anche in questo caso potresti scegliere un codice ATECO più specifico per questa attività.

La professione di home stager ha molte sfaccettature e ognuno di noi ne può dare la sua interpretazione. Pensa quindi a che tipo di home stager vuoi essere e scegli il tuo codice ATECO di conseguenza.

 

Partita IVA e lavoro dipendente

Per prima cosa voglio dirti che il lavoro dipendente e la partita IVA non si escludono a vicenda, ma anzi possono convivere pacificamente insieme.

Se hai già un lavoro come dipendente, ma vuoi tentare la carriera di home stager, non è necessario fare passi affrettati.

Puoi aprire la tua partita IVA per home stager e continuare a fare anche il tuo lavoro. All’inizio il lavoro sarà poco, quindi potrai facilmente conciliare le due cose, ma allo stesso tempo potrai sfruttare questa occasione per sondare il terreno, mantenendo la sicurezza dello stipendio.

Ti accorgerai subito di come la vita di un dipendente e quella di un libero professionista siano diverse.

Un dipendente ha in generale meno responsabilità, a meno che non sia un manager di alto livello, ha guadagni fissi e non sempre commisurati al proprio reale valore. Ci sono poi molte tutele come la malattia, le ferie e così via, ma ci sono anche molte imposizioni come gli orari rigidi e il rispetto delle gerarchie.

Come libero professionista si hanno sicuramente molte più responsabilità e meno tutele, ma allo stesso tempo i guadagni riflettono alla perfezione il proprio impegno e il proprio valore. Si è liberi di gestire il tempo e si è padroni di se stessi.

Analizziamo infine un’altra differenza non di poco conto.

Un lavoratore dipendente percepisce uno stipendio netto, dal quale vengono sottratte a monte le tasse e i contributi. Un dipendente, quindi, può spendere serenamente il suo stipendio, senza preoccuparsi di dover accantonare nulla.

Un autonomo, invece, incassa i suoi ricavi per intero, ma deve essere consapevole che una parte di quella somma dovrà essere versata all’Erario (le casse dello Stato).

Gestire il denaro diventa quindi fondamentale per chi ha la partita IVA, per evitare di trovarsi in situazioni davvero spiacevoli.

Quando ho iniziato la mia attività di home stager, ho deciso di aprire un conto corrente dedicato solo a questo lavoro, in modo da avere ben chiari sia in flussi in entrata che quelli in uscita.

Con questo piccolo espediente, sono riuscita a tenere la situazione perfettamente sotto controllo.

 

Partita IVA: sì o no?

Avere una partita IVA significa convivere costantemente con la responsabilità.

Non voglio spaventarti, ma questa non è una scelta adatta a tutti ed è giusto chiarire se si è portati per intraprendere un percorso del genere oppure no.

Se sei una persona che ama il mondo dell’arredo e che allo stesso tempo desidera un lavoro stabile, con orari fissi, uno stipendio sicuro alla fine del mese e tutte le tutele per malattia o eventuale gravidanza, allora forse la cosa giusta per te è valutare un lavoro da dipendente in un negozio di arredamento o in una situazione simile.

Se invece sei in cerca di un lavoro più vario e stimolante, se non ti spaventa lavorare fino a tardi (oppure il sabato e la domenica), se hai la forza di lavorare con la febbre, se vuoi smettere di avere un capo, se vuoi essere retribuita per quello che è il tuo reale valore, allora diventare un libero professionista è la tua strada, nel bene e nel male.

Ricorda però una cosa: questi sono semplici consigli.

In questi casi non esiste giusto o sbagliato, esistiamo semplicemente noi come persone, con le nostre necessità e i nostri sogni.

Scegli ciò che pensi sia meglio per te e vedrai che farai la scelta giusta, perché sarà la TUA scelta.

partita iva per home stager

Partita IVA per home stager: le opzioni a disposizione nel 2018

La materia fiscale e tributaria è sempre in evoluzione.

Ciò che leggi in questo momento è relativo alle opzioni a disposizione nel 2018. Se ci dovessero essere della variazioni, provvederò ad aggiornare l’articolo.

Cominciamo col dire che chi apre una partita IVA ha due possibilità:

  • aderire al regime forfettario;
  • aderire al regime ordinario.

Si tratta delle due opzioni più semplici, che sono l’ideale per chi vuole cominciare un’attività in proprio, ma naturalmente ne esistono anche altre, come ad esempio le società di persone (SAS e SNC), oppure le società di capitali (SRLS, SRL, SAPA, SPA).

Se sei qui, però, probabilmente non stai valutando forme societarie così complesse e vuoi semplicemente cominciare a fare l’home stager per conto tuo.

Vediamo quindi nel dettaglio le due opzioni più semplici.

 

Partita IVA per home stager a regime forfettario

Il regime forfettario sostituisce il vecchio regime dei minimi ed è lo strumento ideale per i soggetti che vogliono intraprendere un’attività professionale in modo regolare, anche parallelamente ad un lavoro dipendente.

Ecco alcune situazioni in cui questa può essere la scelta migliore:

  • un grafico che lavora come dipendente in un’azienda, ma fa anche molti lavori extra;
  • un fotografo che fa solo servizi per privati e non lavora con le aziende, quindi non ha a che fare con l’IVA (ti spiegherò meglio in seguito);
  • per chiunque voglia aprire un sito internet (è obbligatorio avere partita IVA).

Il regime forfettario ha alcune caratteristiche particolari:

  • il fatturato annuo non può superare i 30.000€;
  • non è possibile assumere dipendenti;
  • non è possibile acquistare beni strumentali per importi superiori a 20.000€;
  • non si possono avere partecipazioni in società;
  • non si è soggetti a IVA, che diventa quindi un costo a tutti gli effetti e non una partita di giro come per gli altri regimi fiscali;
  • non è possibile scaricare i costi aziendali, ma questi vengono calcolati “forfettariamente” a priori, attraverso un coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO.

Facciamo un esempio concreto per chiarire quest’ultimo punto.

Il coefficiente di redditività per il codice ATECO 74.10.90 è del 78%Questo significa che lo Stato presume a priori che i miei costi aziendali avranno un’incidenza del 22% sul mio fatturato.

In virtù di questo, le tasse e i contributi non verranno calcolati sul totale del fatturato, ma solo sul 78%, perché lo Stato presume che quel 22% sia stato utilizzato per acquistare beni e servizi strumentali all’attività d’impresa.

Ammettiamo quindi che un home stager fatturi 10.000€ in un anno.

Le tasse e i contributi non verranno calcolati su 10.000€, ma su 7.800€.

Cosa succede a quei 2.200€?

Ci sono due possibili scenari:

  • si sostengono effettivamente delle spese e quindi rientrano nella previsione del legislatore;
  • non si sostengono spese (o si sostengono spese inferiori a quell’importo) e quella fetta di fatturato si trasforma in reddito non tassato.

Se ti stai domandando se il regime forfettario convenga principalmente a chi non ha grosse spese da sostenere per mandare avanti la sua attività, la risposta è sì.

In generale questa opzione è consigliabile per chi sa già che lavorerà principalmente con i privati, che non scaricano quindi l’IVA, oppure per chi non ha necessità di sostenere grandi spese per svolgere la propria attività, sapendo comunque che nessun tipo di spesa può essere scaricata fiscalmente.

 

Partita IVA per home stager a regime ordinario

Se invece prevedi già che i tuoi clienti saranno quasi esclusivamente agenzie immobiliari, cioè soggetti sottoposti all’IVA, allora potresti valutare di aprire una partita IVA a regime ordinario, tenendo conto che tutti i tuoi acquisti legati all’attività potranno essere, almeno parzialmente, scaricati fiscalmente.

Il regime ordinario potrebbe essere la scelta ideale per:

  • un imprenditore che necessita di dipendenti;
  • un soggetto che lavora principalmente con le aziende;
  • un professionista che ha fatturati importanti (sopra a 30.000€) e che ha molti beni strumentali da acquistare.

Se la gestione di una partita IVA a regime forfettario non impone che ci sia l’assistenza di un commercialista (non esiste infatti l’obbligo di tenuta di scritture contabili, ma solo della dichiarazione dei redditi), nel caso in cui tu scelga il regime ordinario diventa indispensabile affidarti ad un bravo professionista.

Ecco il mio identikit del commercialista perfetto:

  • deve essere giovane, perché probabilmente avrà più voglia di tenersi aggiornato sui continui cambiamenti fiscali e tributari;
  • deve essere una persona esterna, non un conoscente o un parente. Potrà sembrarti conveniente all’inizio, ma ti si potrebbe ritorcere contro. Se paghi per un servizio, invece, potrai ragionevolmente pretendere il massimo del rendimento;
  • deve essere propenso all’utilizzo della tecnologia, per comunicare in modo più veloce ed efficace;
  • deve avere un prezziario chiaro;
  • deve comunicare in modo semplice e trasparente, senza troppi tecnicismi. È importante che risolva i tuoi dubbi, non deve crearne di nuovi!

Non è però finita qui, voglio illustrarti un’ultima opzione a tua disposizione.

La prestazione autonoma occasionale

La prestazione autonoma occasionale è la scelta ideale se per te aprire la partita IVA è ancora un passo troppo rischioso.

Potrai usufruire di questa possibilità sia come lavoratore dipendente che come inoccupata o disoccupata, purché i compensi non superino i 5000€ all’anno.

Non avrai bisogno del commercialista e potrai cominciare a muovere i primi passi in questo mondo senza rischiare nulla.

Invece che emettere una regolare fattura, emetterai una ricevuta per prestazione autonoma occasionale, con una ritenuta d’acconto del 20% ai fini contributivi.

A questo proposito, ti consiglio di tenere sempre presente questo aspetto quando formuli il tuo preventivo al cliente.

Dovrai comunicare sempre il prezzo comprensivo di ritenuta d’acconto, perché sarà il cliente a dover versare la ritenuta per te, assumendo il ruolo di sostituto d’imposta.

Se ad esempio ritieni che il prezzo giusto per il tuo servizio di home staging sia 1000€, dovrai emettere al cliente una ricevuta per l’importo di 1200€, di cui 1000 saranno il tuo guadagno netto e saranno la cifra che materialmente riceverai dal cliente, mentre 200 andranno allo Stato attraverso il cliente, che li verserà al tuo posto.

Capisco che questi argomenti possano sembrarti molto complessi, ma posso assicurarti che l’errore più grande che ho commesso quando ho cominciato è stato proprio quello di pensare che queste cose fossero solo questioni da commercialisti.

Credimi, non è così.

È fondamentale che tu abbia una conoscenza, anche di base, del mondo fiscale e tributario, perché solo così sarai in grado di fare la scelta più giusta per te.

Se vuoi approfondire questo argomento ti invito ad entrare nella mia community dove già molte persone si scambiano tutti i giorni idee e informazioni su questa meravigliosa e articolata professione. Clicca qui e vieni a scoprire tutte le risposte alle tue domande!

A presto,

Elisabetta